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L’eredità del Rinascimento

Il rinascimento

Non c’è dubbio che, se l’Italia attira ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo, è in buona parte grazie a quell’inestimabile lascito che è il Rinascimento, civiltà che di fatto ha posto le basi della modernità partorendo opere di straordinario e indiscusso valore, considerate tutt’oggi tra i più grandi capolavori dell’umanità. Ma perché si parla di “rinascimento”? Per scoprirlo va ricordato anzitutto che questo fenomeno (che attraversò il ‘400 e il ‘500, partendo da Firenze e diffondendosi poi in tutta l’Europa) si mosse sulla traccia di due importanti novità: la riscoperta del mondo antico da una parte e la centralità dell’uomo nel mondo dall’altra.

La riscoperta degli antichi

A partire dal 1300 si tornò a studiare gli antichi greci e latini, le cosiddette “humanae litterae” (noi diremmo oggi le “discipline umanistiche”) come la storia, la filosofia, la poesia, cioè tutte quelle materie che studiano l’essere umano e la sua condizione. Proprio da “humanae litterae” è derivato il termine Umanesimo, che è il presupposto nonché l’ideologia del Rinascimento. Gli antichi (e in particolare Aristotele) trasmisero ai moderni una nuova, rivoluzionaria consapevolezza: l’uomo non solo è al mondo, ma (poiché la sede di Dio è ultraterrena) egli può fare del mondo la sua peculiare dimensione, penetrandone attraverso l’esperienza diretta la struttura e le leggi più segrete, e dalla conoscenza di esse forgiarsi gli strumenti tecnici utili a padroneggiarlo.

L’uomo al centro del mondo

Questa si configurò appunto come una “rinascita” dell’uomo dopo il Medioevo, periodo in cui egli aveva avuto una visione teocentrica della vita, per cui tutto ruotava attorno a Dio, creatore di ogni cosa e artefice del destino umano. L’uomo del Rinascimento, pur non divenendo ateo, riconosce che benché esista un inesorabile elemento fatalistico nella sua vita, egli è in buona parte artefice e responsabile del proprio destino. La visione diviene quindi antropocentrica: è l’uomo a essere al centro di tutto, ed egli può creare alla stregua di Dio, plasmando la natura. L’uomo del Rinascimento conquista così fiducia in se stesso, nella sua intelligenza, dignità, creatività, curiosità, insomma in tutte quelle prerogative che lo differenziano da un comune essere vivente. E questa è una meravigliosa eredità che tutt’oggi influenza il nostro modo di pensare e di vivere nel mondo.

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